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Il soggetto, la radice e lo specchio.



Il soggetto, sebbene sia un pensante, un agente e perciò stesso un trascendente, è, al pari dell’oggetto, sempre un visto, un guardato. Pensando, agendo, guardando, egli lo fa sempre partendo da un già dato, da una prospettiva. Similmente esiste sempre una prospettiva dalla quale esso è visto, anche quando è egli stesso a guardarsi. E questa prospettiva, quand’anche è la sua stessa, è sempre cangiante, diveniente, perciò fluida. Diversa quindi è l’immagine di sé che lo specchio ridà al soggetto. C’è una triangolazione: la radice, l’originarietà stessa da cui tutto l’agire del soggetto si diparte, da cui parte anche il suo guardarsi, la sua autocoscienza, lo specchio, l’immagine di sé che egli ha, e il suo essere stesso. Il soggetto è occidentale perché è solo nella cultura occidentale che egli si configura come tale. La cultura occidentale nasce dal confluire di due radici: quella greca classica e quella giudaica. E’ sull’intreccio di questa confluenza che si pone la nascita dell’uomo “moderno”. La cultura greca classica è la storia del cangiarsi del mito in Lògos, la storia di una peregrinazione nella quale dal sé antico il nuovo uomo greco costruisce il suo nuovo sé. Una peregrinazione che ha nome Odissea, dove l’uomo nuovo, Odisseo, è guidato dalla fulgida Athena, nata dal cervello di Zeus olimpo. Un viaggio “illuministico” guidato dalla dea della ragione. E’ un ritorno ad Itaca, al proprio sé, ma questo è raggiunto in una prospettiva nuova, nella quale deve necessariamente trascendersi, e dunque ripartire, e questa volta, per l’oceano aperto, la dimensione nuova che non è più quella del mito, ma quella platonica del Lògos. E’ andata così distrutta la radice antica del soggetto, è andata in frantumi l’immagine di sé che lo specchio gli rimandava. E’ tutto perduto, irrimediabilmente. Similmente accade per la radice giudaica ove il peregrinare si svolge dalla creazione sino ad Abramo ed a Mosé, dal politeismo al monoteismo, dall’idolatria alla fede ed alla legge. Dalla confluenza delle radici sorge un nuovo Lògos che unisce le peculiarità dei due dai quali deriva: è il Lògos della ragione, della fede e della legge. E’ il tronco sul quale nasce l’uomo moderno. La sua nascita è posta, soprattutto, nella ripresa e nello sviluppo tecnico del Lògos inteso, tecnicamente, come scienza, come logica, come matematica e fisica, applicata alla realtà, al mondo, al cosmo. Il Lògos dunque è il Lògos del cosmo, del mondo e la verità è la verità di esso. Si tratta di una verità che può coincidere con quella dell’uomo solo a patto che si prenda, come ingenuamente e vanitosamente fu fatto, l’uomo quale centro del cosmo. E così infatti si era posto. Ma già gl’antichi greci e non solo loro avevano dimostrato che così non era e che fosse la sferica terra (diametro calcolato con l’errore di due soli stadi), a ruotare intorno al sole. La verità “vera”, la verità scientifica che consentì ai sofisti di mostrare la falsità dell’adeaquatio rei et intellectus, o, con espressione più moderna che non è vero che “ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale”. Da nessuna parte nel cosmo esiste un triangolo, o anche una sfera, perfetto, ideale. La realtà dell’universo e la sua razionalità è irriducibile alla razionalità del pensiero umano. L’uomo moderno vive così la sua separazione dalla natura, dal cosmo, e trasforma la tecnica da strumento ad ambiente, al di fuori del quale egli non può più esistere. L’armonia con sé e con la natura che connotava strutturalmente l’uomo antico, sia greco che giudeo, è irrimediabilmente superata. Essa tuttavia continuava ad esistere, nello specchio, come immagine della propria origine, una immagine ormai tradita. E’ questa l’anima dell’uomo moderno, il nucleo del suo travaglio, il suo stesso spirito. Ebbene, alla fine dell’Ottocento, un filologo, dimostrando come la tragedia greca debba la sua nascita alla fusione di quello ch’egli chiamerà spirito dionisiaco e spirito apollineo, distruggerà quella immagine di sé che l’uomo moderno aveva riflessa nel proprio specchio, dimostrandone la falsità. Dunque l’origine, il punto archimedeo dal quale ogni prospettiva ed ogni possibile sguardo si erano diramati, non era più.
francesco latteri scholten (29.12.2010)


Pubblicato il 31/12/2010 alle 10.39 nella rubrica diario.

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