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Simone de Beauvoir, “IMandarini di Parigi”, storia di un’epoca, dei suoi miti ed eroi, romanzo al femminile.



E’ un romanzo, è tutto inventato, dall’inizio alla fine, eppure, proprio dall’inizio, dalla connotazione dei vari personaggi, della realtà storica, potrebbe benissimo essere la prosecuzione di La force de l’age, l’autobiografia della propria giovinezza e prima maturità, il termine delle scuole, l’inizio della frequentazione universitaria, la conoscenza di Sartre e Raymond Aronne, l’inizio della propria attività professionale, poi l’ombra e quindi l’oscurità della guerra. Il tunnel volge al termine, inizia l’alba di un giorno nuovo, sono le prime pagine. Si delineano le figure dei protagonisti, tutti inventati, ma dai tratti e dall’agire in cui pare di riconoscere senz’ombra di dubbio tutto il Gotha intellettuale francese: da Arthur Koestler a Jean Paul Sartre, ad Albert Camus, all’autrice stessa, accanto agl’altri, minori e non. Tutti sono superstiti. Superstiti di quella disfatta che sempre è la guerra, anche quando si dovesse vincere. Sono quelli che prima della guerra erano la grande gioventù intellettuale della Francia. Avevano visto giungere ed elevarsi l’incombenza del nazifascismo prima e con esso poi della guerra, avevano cercato di opporvisi, ma senza riuscire a dare efficacia concreta e politica al loro agire. La persecuzione, la guerra e, nel caso di Sartre ed altri anche il campo di concentramento, avevano dato lo sprone al proprio engagement totale, anche a costo della propria vita, nella resistenza. La fine della guerra è la sconfitta del nazifascismo e della sua Weltanschaung, la fine di un mondo, la fine quindi anche della resistenza e dell’engagement totale in essa. Essa è impassibilmente il ritorno – da molti vagheggiato – alla “normalità” di prima, perché quella “normalità” era appunto una normalità in cui il nazifascismo era astro nascente, e perché una tale “normalità” dovrebbe comunque fare i conti con Yalta. L’alba del nuovo giorno è connotata appunto dalla pace e da Yalta, meglio, da Yalta e dalla pace quale Yalta la sancisce. E’ questo lo scenario ed il mondo con il quale l’ormai matura generazione intellettuale sarà chiamata a confrontarsi. E’ lo scenario nel quale questa élite va sfaldandosi. Il romanzo – per André Maurois – il migliore scritto dopo il 1945, è la cronaca di una decadenza e ciò che decade è una classe dirigente intellettuale che finita la resistenza, finito l’engagement totale si perde insieme alla propria determinazione ed unità politica nel triste gioco degl’intrighi privati. Nel destino dei suoi protagonisti viene alla luce il dilemma dell’impegno intellettuale e politico, ma anche la dimensione dell’estraniazione, delle delusioni e delle illusioni perdute, delle passioni ormai morte. L’emigrante Victor Scriassine, il filosofo Robert Dubreuilh, il giornalista Henri Perron, cui si aggiungono le figure femminili di Anne Dubreuilh, Paule e Nadine, connotate da avventure e solitudini, impegnate nel gioco mondano dei propri amori: sono questi i Mandarini di Parigi. Gl’antichi dicevano che maior e longiquo reverentia, più recentemente Hegel affermava che è solo sul far del crepuscolo che la civetta di Minerva spicca il suo volo: con il senno di poi, oggi, si vede bene che chi ha sconfitto quella generazione è stata proprio Yalta con il bipolarismo mondiale da essa sancito con la forza delle armi. L’impegno da sempre, di quella generazione, è stato un impegno per una terza via, di fatto negata proprio nel piccolo villaggio della Crimea. Sempre oggi, ex post, è evidente, per quanto concerne quella classe dirigente intellettuale che “non è stato tutto falso ed inutile”, che il seme gettato è stato grande, gravido e fecondo, insieme ad altri, per il superamento del Mondo sancito da Yalta. Nel 1989, grazie a quel seme e ad altri, Yalta è definitivamente caduta. I Mandarini è il romanzo chiave di una generazione ed insieme uno dei più importanti dell’autrice, che con esso ha vinto il premio Goncourt, il più prestigioso per la letteratura francese.

francesco latteri scholten.

Pubblicato il 8/5/2010 alle 19.10 nella rubrica diario.

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