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Blog fenomenologico esistenzialista di francesco latteri scholten
Da Sartre una prospettiva per San Tommaso.
post pubblicato in diario, il 30 novembre 2013




I secoli che li separano sono molti, circa otto, e - apparentemente - le due icone della filosofia del proprio tempo sono divise da un abisso. Uno, emblema del pensiero teologico chiude, insieme a Duns Scoto, la scolastica e, con la sua concezione dell'uomo quale essere connotato dalla razionalità proietta di fatto la filosofia nella direzione di Cartesio. L'altro, acquisiti Marx, Nietzsche e Freud si proietta oltre profilandosi quale simbolo dell'umanesimo laico del Novecento. Una disamina più ravvicinata porta però alla constatazione dell'esistenza di più di un punto di comunanza ed importanti. La realtà storica ideologizzata del Novecento, anche in ambito cattolico, così come in quello laico ha poco contribuito ad una disamina seria ed attenta ed anzi ha contribuito notevolmente, da una parte e dall'altra, a falsificare l'immagine dei due Filosofi. Per quanto concerne la concezione umanistica e, segnatamente quella antropologica, Sigmund Freud, padre fondatore della moderna psicanalisi, ha assestato il colpo di scure decisivo a tutto il pensiero filosofico precedente, inclusi non solo Tommaso ma anche Cartesio e Kant, dimostrando definitivamente che spazio e tempo non sono categorie del soggetto - come si era sempre ritenuto - bensì del mondo esterno e che la coscienza procede invece per associazione in base alla "forza" del vissuto, una delle considerazioni freudiane che Sartre - peraltro alquanto critico nei confronti della psicologia - non esita ad ammettere e fare propria. Esiste tuttavia un altro fattore dell'agire del soggetto che va ad incidere sulla coscienza e che ne contribuisce alla determinazione, e questo è l'abitudinarietà, quella che già era presa in considerazione dallo stesso San Tommaso d'Aquino con il termine di "Habitus". Questi è in realtà il fulcro di tutta l'etica tomista. L'uomo agisce sempre in vista del Bene, ma un mancato discernimento o uno fallace lo portano eventualmente al Male: è la valutazione del lucro della truffa quale "bene" che ispira l'azione del truffatore. Così la valutazione del piacere quale "bene" ispira il lussurioso. La molteplice reiterazione dell'agire porta poi all' "habitus" vizioso. Il discernimento razionale del Bene ultimo guida invece l'uomo all'azione virtuosa. La concezione sartriana della coscienza parte sin dai suoi inizi fondativi de "La trascendance del l'ego" in cui se ne delinea il nucleo che poi sarà completamente estrinsecato ne "L' Etre et le Néant", dalla concezione husserliana della "intenzionalità". Essa è l'intenzionalizzante puro che in quanto tale si contrappone a tutto ciò che è fuori di essa e che da essa può essere conosciuto solo nella misura in cui è intenzionalizzato. Da qui il noto "scacco" della coscienza sartriana perché solo in Dio potrebbe esserci vera e piena coscienza la qual cosa equivale alla coincidenza di intenzionalizzante ed intenzionalizzato. E' invece impossibile per la coscienza umana che può invece solo conoscersi nella misura in cui diviene un proprio intenzionalizzato cioé oggetto per sé stessa, ma così è sempre già superata dall'atto stesso del proprio agire. Essa si sfugge e rincorre e non può conoscersi che al passato. La reiterazione del "modus" dell'intenzionalizzante, ovvero della coscienza in quanto agente ed operante, produce però la "Qualité", ma questa è nient'altro che quello che Tommaso chiamava habitus. Da qui il notevolissimo parallelismo dei "Cahiers pour une morale" con Tommaso. Parallelismo che traspare bene anche in altre opere di Sartre e nel suo operare e che gli valsero ancora in vita - i Cahiers usciranno solo postumi - l'accusa da parte dei comunisti di essere nient'altro che un aquinate travestito e di essere stato troppo condizionato dai Gesuiti con cui fu in campo di concentramento e che stavano per convertirlo. La "Qualité" o "Habitus" che dir si voglia può dunque oggi svolgere un ruolo importante non solo certamente come già per la coscienza sartriana, ma, ancora più, per una coscienza tomista moderna che faccia proprio l'associazionismo, la "forza" del vissuto, l'intenzionalità. E' la via sulla quale si è mossa Edith Stein in cui pure sono molteplici le vicinanze con il filosofo francese.
francesco latteri scholten.

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permalink | inviato da frala il 30/11/2013 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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